L'antefatto
Tutto accade in una corsa continua. Rincorro appuntamenti, carte, scadenze... Mi muovo convulsamente. Ininterrottamente. Neanche il sonno è tranquillo. È solo propedeutico alla giornata di domani che inizierà prestissimo. E ricomincia la corsa. Sempre col fiatone. Sempre per ultima...
Finalmente ferma. Inizia il mio viaggio.
Il viaggio è iniziato prima. In una camera d'ospedale.
Parlo sottovoce. Al telefono è Gigi.
Mi interrompe. Mi passa una certa Marzia. Mi chiedo se sia il momento di farmi parlare con una tizia che ha qualcosa – dice lui – da propormi. Accetto. Giusto per non prendermi la questione con Gigi che naviga sempre nel beato mondo dell'Iperuranio, senza sfiorare la dimensione terrena della mia mortale sensibilità...
Mia mamma è lì, sofferente. Mi guarda. Per discrezione mi allontano. Nel corridoio anche un sussurro rimbomba e cerco rifugio in luoghi ancor più discreti. Il bagno...
Torno dopo qualche minuto. Mia mamma mi guarda con l'espressione di prima, uguale. Le chiedo come si sente. Mi risponde con gli occhi e mezzo sorriso, giusto per confortarmi. Per ricambiare le dico – Il ventisei parto per Torino... in treno. Ma torno subito! Perché... Boh! Non ho capito bene!
Chiude gli occhi. Forse non ha capito neanche lei.
Parlaci di te
Potevano pensarci anche prima. Mi chiedono di accettare di redigere un diario di viaggio e poi, solo dopo, vogliono sapere chi sono e quali le mie referenze . Mi sento quasi in colpa, ma non ho scritto ne' romanzi, ne' racconti. Almeno intenzionalmente. Al massimo degli articoli su riviste locali e poesie tristissime! Ultimamente scrivo solo circolari ai docenti e lettere all'Ufficio Manutenzione Edifici Scolastici del Comune di Catania e alle massime autorità degli Uffici Scolastici siciliani. Leggo molto, ma solo verbali, decreti, schede finanziarie... Mi hanno detto che di dirigenza scolastica non è mai morto nessuno, ma non è vero. Se ti sottraggono il tempo hai smesso di vivere. I miei pensieri, le mie azioni, ogni mio progetto, il mio modo di vestirmi, pettinarmi, atteggiarmi... tutto appartiene ormai al mio nuovo lavoro. Ne sento il peso schiacciante della responsabilità e, quindi, collaboro attivamente all'annullamento della mia dimensione vitale. La telefonata in ospedale arriva come una maschera per l'ossigeno che fa ripartire il respiro e alimenta il cuore di chi, forse, ce la farà...
Catania, 26-10-07
Stazione Centrale
“Signori, in carrozza!”
...anzi, in pullman
Una frana ha interrotto la linea ferroviaria Catania – Messina. Causa intemperie. Le aspettative dei viaggiatori del Treno del Sole delle ore 16,10 sono già disattese alla partenza.
Tutti dirottati su un pullman. Almeno fino a Messina. Che fortuna!
Marzia è dispiaciuta e vorrebbe trovare parole adatte per esprimere disappunto e costernazione. Io, invece, mi dimostro entusiasta. Potrò sfruttare in positivo la presenza di tutti i viaggiatori in un unico ambiente.
I miei compagni di viaggio li troverò tutti lì, con il loro bel libro in mano appena ricevuto alla partenza. Tutti in circa 34 mq di autobus! Nessuno potrà sfuggirmi!
Già li immagino seduti ai loro posti, tutti curiosi, pronti ad appassionarsi alla lettura...
Tutti intenti a sfogliare il libro scelto, a leggere l'etichetta adesiva apposta sulla copertina che illustra l'iniziativa del bookcrossing...
Tutti a chiedere qualche chiarimento, o un altro libro...
E io al centro, elegante e distinta, come la signorina Alitalia, bel portamento, sorridente e rassicurante, pronta a soccorrere l'insaziabile lettore e a sciogliere ogni dubbio circa la bontà dell'iniziativa.
E già li sento, prodighi di consigli per favorire lo scambio dei libri, generosi nell'offrire osservazioni, commenti, impressioni personali...
Raccoglierò tanto di quel materiale da poterci scrivere una tesi di laurea o un saggio dal titolo “Semeiotica della letteratura da viaggio e antropologia del lettore itinerante”.
Seguirò gli “oggetti” della mia indagine per l'intero tragitto.
Li catturerò tutti sul pullman e poi li seguirò sul treno.
Tutti loro, i miei compagni di viaggio...
La copertina
L'ultima a salire a bordo è una suora. Piccola, scura, dal sorriso timido, per metà di resina. Le offro un libro. Lo accetta volentieri, ma non per sé. Lo regalerà alle consorelle che saranno già preoccupate per il ritardo accumulato alla partenza.
L'anziana signora seduta al suo fianco guarda con interesse la bella copertina tra le mani della suorina. Ritrae un volto di donna d'altri tempi in una foto color seppia. È chiaro che quell'immagine la incuriosisce e la rassicura. Glielo leggo negli occhi. Anche lei desidera quel libro. Infatti me lo chiede.
Mi piace osservare il suo manifesto interesse e voglio proprio vedere fino a che punto riuscirò ad alimentare il suo desiderio.
Alla parola “mamma” la signora entra proprio in visibilio. Ormai non può più fare a meno di quel libro. Glielo offro volentieri e lei ricambia con un sorriso di riconoscenza. Ma non vedo né la suora, né l'anziana signora sfogliare una sola pagina, leggere un solo rigo, magari l'incipit o la dedica iniziale... Entrambe si fermano alla copertina, a quella foto sfocata color seppia.
Quel volto di donna e la consistenza di quelle pagine chiuse tra le mani sembrano già appagarle...
I compagni di viaggio
-
Ha ricevuto un libro? Posso chiederle che lettura ha scelto?
-
Un libro di Camilleri... - sorrido annuendo - ... ma l'ho subito riciclato, prima di partire. Non sapevo dove posarlo...
Il sorriso da hostess sfiorisce come una fresia recisa e posata su un termosifone acceso. Ma non perdo il mio profumo che sa di ottimismo e candore di volterriana memoria.
Inizio a muovermi su e giù per il corridoio. Prima, però, lo percorro con lo sguardo.
L'impatto è disarmante. I tipi umani che il Caso ha deciso di affidarmi quali compagni di viaggio rappresentano, ad una prima disamina fondata su parametri di tipo lombrosiano, tutt'altro che accaniti lettori.
E ci tengono a dimostrarmelo.
-No! Noi non leggiamo! Non c'interessa a noi.
Non insisto. I due corpulenti pseudo-trentenni dal collo tozzo e dall'attaccatura dei capelli confinante con le sopracciglia sono stati chiarissimi. La comunicazione è stata inequivocabile, il tono serio e compunto, l'indignazione palese, la gestualità quella di chi ci tiene a precisare.
Mi risparmio il sorriso e procedo oltre.
Da hostess ad imbonitrice...
(sob!)
È il più simpatico. Diffidente, ma simpatico.
Il giovane entra in crisi. Lo sento ragionare ad alta voce... Non voglio convertirlo ad altra religione, non vendo enciclopedie, non guadagno approfittando dell'ingenuità altrui, non sono una libraia ambulante... ma... chi sono e cosa voglio da lui? Qual è il mio tornaconto, o l'interesse dell'oscura organizzazione alla quale appartengo? Si interroga senza darsi pace.
Vuol sapere. E questo mi piace.
Rifiorisce il mio timido sorriso da hostess e mi lancio in una lunga e appassionata conversazione sul bookcrossing. Parlo, parlo, parlo, sorrido...
Credo di aver dissipato dubbi e perplessità. Infatti lui, alla fine, me lo dice chiaro e tondo con l'acca aspirata, da buon toscanaccio - Io i miei libri non te li voglio dare! Anzi... uno, due te li darei pure, ma se me li restituisci ad una data precisa!
Gli spiego che anch'io sono gelosa dei miei libri, ma il piacere di condividerne il contenuto, la gioia di partecipare ad altri le emozioni che una buona lettura mi ha trasmesso costituiscono potenti incentivi per partecipare al gioco. - Comunque non devi darmi alcun libro in cambio. Puoi decidere di partecipare al bookcrossing, oppure no. Non rischi nulla in entrambi i casi. E non mi devi nulla.
Sorride. Guarda il libro, torna a guardarmi e sorride ancora.
Ricambio sfiancata.
Impreparata e giustificata
Percorro il corridoio su e giù. Solo la suora tiene stretto il suo libro come un breviario.
Gli altri lo hanno tenuto un po' tra le mani e poi lo hanno messo via come si fa con la bomboniera di vetro e silver ricevuta alla fine del banchetto.
Si giustifica, come a scuola.
Altri temono l'interrogazione. Me ne accorgo dalla finta indifferenza e dal leggero scivolamento sul sedile.
Il loro disagio diventa il mio.
Il bookcrossing è una cosa che...
L'autobus percorre le vie dei paesi della costa ionico-etnea ad una velocità tale da consentire ai fumatori il piacere di una sigaretta fumata a terra, mentre si procede in coda nel traffico cittadino.
I viaggiatori inferociti per il ritardo ormai parlano solo della disorganizzazione dei servizi pubblici, di ataviche incapacità... fino ad arrivare al malgoverno del Sud e all'inevitabile questione della malasanità. Serpeggiano tra tutti insofferenza e noia. Qualcuno ha lo sguardo perso nel vuoto, oltre il panorama offerto dal finestrino. Ognuno è lì col proprio viaggio, le proprie aspettative, i propri pensieri. Ho l'impressione che la signora accompagnata dalla figlia abbia come meta un ospedale e una speranza. La ragazza che viaggia da sola è triste e distratta. Forse spera in qualcos'altro, un lavoro, una casa, un amore...
Il libro è già stato dimenticato. E’ solo un peso in più. Il bookcrossing è una cosa che... si... forse... ma chi se ne frega! Non è il momento di parlarne. Siamo tutti in crisi.
Occorrerebbe ricominciare da capo, ripartire da Catania.
Ma siamo già a Messina.
§§§
“VIETATO ATTRAVERSARE I BINARI”
...è l'unica cosa che leggiamo tutti insieme. La frase si impone perchè la vediamo proprio di fronte, sullo zoccolo del marciapiede. Leggiamo insieme la scritta fosforescente e ridiamo... mentre attraversiamo impunemente.
Il treno
Il treno ha circa dieci carrozze. La mia è la numero tre. Vado avanti percorrendo tutto il marciapiede e, man mano che avanzano i vagoni numerati, perdo i miei valorosi compagni di viaggio lungo la strada.
Così perdo anche l'ultimo compagno che corrisponde anche al primo contattato sul pullman.
Lui, il Riciclatore Veloce, mi saluta prima della partenza del treno.
La vicinanza di posto sul pullman mi ha permesso di scambiare con lui le classiche quattro chiacchiere tra viaggiatori nel corso delle quali ci siamo lanciati in racconti, considerazioni, sorrisi e innocue confessioni sulle proprie debolezze di tipo gastronomico...
Decido di rischiare il veloce riciclaggio di altri due libri. Un insano impeto di presunzione mi fa credere che ne leggerà almeno uno. Forse entrambi. Sono due libri che conosco molto bene e li seleziono tenendo conto dei discorsi da poco intrattenuti.
Il libro non è un soprammobile, né un numero del lotto. Non si dà a caso, e neanche a titolo di orpello. Non regalo mai un libro che non abbia già letto. Ogni libro ha un suo potenziale lettore e per lui va pensato.
Gli offro due libri, sulla predella del treno, come un sarto esperto consegnerebbe l'abito all'esigente cliente.
Carrozza N°3
Ho perso tutti i miei compagni di viaggio e mi trovo ancora a Messina. Provo un senso di solitudine, nonostante la loquacità della mia nuova compagna di cabina. E' un'anziana signora siracusana. Non sa nulla del bookcrossing, ne' io proferisco verbo. Intanto che caricano il treno sulla nave, la nonnina riesce a raccontarmi, tutta d'un fiato, la sua vita. Il traghetto sta per salpare e io so già tutto di lei, dei suoi tre figli, delle imperdonabili angherie ricevute dalle sue tre nuore insolenti, dei suoi nipotini, degli interventi chirurgici subiti dopo la morte del marito e dei conseguenti postumi che la fanno ancora soffrire, della sua trompofrebbite, dei suoi programmi televisivi preferiti...
Decido di scendere dal treno appena ancorato sulla nave, per guadagnarmi dieci minuti di tregua.
E anche un caffè.
I miei nuovi compagni di viaggio:
Fernando Pessoa e Salvo Basso
Siamo tutti sullo stesso treno, ma non ci incontriamo. Ognuno segue il proprio viaggio. Staticità e movimento si incrociano come trama e ordito. Ognuno è seduto coi piedi gonfi e fermi. Il paesaggio scorre veloce come un rullo decorato. Nessuna forma. Solo pochi colori stesi su strisce orizzontali. Ognuno è fermo su un cuscino di velluto verde. Ognuno è solo, unico viaggiatore del proprio pensiero. Siamo in tanti sullo stesso treno e ognuno su un binario diverso. Nessuna destinazione comune. Solo scambi, intersezioni, coincidenze, passaggi di vite...
Decido di guardarmi intorno. Voglio osservare i nuovi compagni. Nessuno di loro ha un libro. Neanche una lettura qualsiasi, neanche una rivista o un cruciverba.
Anch'io mi osservo. E mi vedo sola, su un treno che non ho mai preso, che non avrei avuto motivo di prendere senza i miei originari compagni di viaggio. Su chi e su cosa redigerò un diario? Ha ancora senso il mio viaggio? Sì.
Decido di continuare affidandomi all'immaginazione.
“Se immagino, vedo.
...A che scopo viaggiare? ... dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni? ...”
Il passaggio da Fernando Pessoa a Salvo Basso è dolce e meditato. Inizio a leggere i versi di un poeta che scrive nella mia lingua, il siciliano. Eppure faccio fatica a leggere. E più fatica faccio, più sviscero il verso, filtro parole e senso, raccolgo sedimenti di vissuto...
Lo scelgo come compagno di viaggio.
“mi batte u cori
forti ca no sacciu
cchiù tratteniri
nuddu u senta
ma”
(mi batte il cuore / forte che non lo so più trattenere / nessuno lo sente / ma )
“Cara Marzia...
...cosa dicevi degli angeli?
Non voglio pensarlo, mi commuove.
Gli angeli sono come meteore, veloci e brevi. Lasciano segni. Restano invisibili.
Elucubrazioni notturne? No. Solo una grande emozione che voglio condividere.
Ringrazia Domenico che mi ha affidato questo libro. Lo leggo col nodo in gola.
Lo libererò a Torino, come promesso. Buonanotte.”
Treno 1942 CT/TO
27 ottobre 2007
Il giorno inizia su questo foglio ancora bianco.
Sono carica delle suggestioni sollecitate dalle poesie di Salvo Basso. La sua continua ricerca di parole, l'inquietudine costante come quella di chi scrive e strappa fogli, di chi resta alla ricerca di un distillato di senso, stuzzicano i miei pigri pensieri mattutini.
Tra una riflessione profonda e uno sbadiglio realizzo di poter affermare con certezza che su questo treno almeno una persona ha letto un libro che presto libererà in un qualunque punto di scambio torinese. Ho prove inconfutabili. Sono io!
Apro il notes per rileggere gli appunti di viaggio, cercando di capitalizzare qualche altra affermazione più o meno certa. Ritrovo un appunto che non è mio.
“Scrivu comu nparrinu dici a missa.
Facennumi iu e ppi primu a cumunioni...
Ccia fidu a fariccilla?
Speriamu, priamu, scrivemu”
(Scrivo come un prete officia la messa. / Facendo io e per primo la comunione... / Avrò le forze per farcela? / Speriamo, preghiamo, scriviamo )
Ora ho anche la certezza del dubbio. Due certezze a fronte di un dubbio... Il bilancio sembra positivo!
I miei iniziali compagni di viaggio sono quasi tutti scesi dal treno, tutti giunti a destinazione.
Solo io e pochi altri superstiti dispersi tra i dieci vagoni arriveremo a Torino.
Chissà dove approderanno i libri liberati come bottiglie nel mare, nello spazio Catania – Torino!
Il Caso fa la sua parte. Interviene sempre nei giochi della vita. E allora immagino potenziali percorsi. Qualcuno giungerà alla sua destinazione insieme ad un libro che, probabilmente, mai leggerà. Ma lì chissà da quale mano saranno raccolte quelle pagine chiuse. Quel libro ha intrapreso un percorso. Incontrerà persone e luoghi. Lui non teme il tempo. Ha più vita di noi.
Torino, 27 ottobre 2007
ore 11,45
Vladimir mi riconosce subito. Sono l'unica passeggera che scende con un libro in mano. Non mostra delusione per i miei quarantatre anni suonati, ma solo perché Domenico lo aveva già preparato alla ...“sorpresa”. “Sarà una sfigata!” lo ha già pensato a suo tempo e ora, vedendomi, pensa che poteva andare anche peggio. Si dimostra gentile. Mi accompagna per le vie del centro e ci accomodiamo in un elegante caffè sotto i portici. Con naturale logorrea racconto aneddoti di viaggio e di vita. Cerco di non far trapelare quell'insicurezza di base che mi accompagna in ogni performance. Non voglio fargli capire che non sono proprio sicura di saper raccontare e descrivere l'esperienza senza deludere le aspettative. Ostento disinvoltura e bla-bla-bla ricchi di citazioni illustri e di osservazioni acute e brillanti - Wislawa Szimborska è una delle mie poetesse preferite... Avrai certo letto “Per la pace perpetua” di Kant... e così via. Lui ascolta sereno e, mentre addenta un bombolone alla crema, tra uno slurp e un sorriso mi racconta come ha impiegato il tempo mentre aspettava il mio arrivo alla stazione di Torino.
– Sono andato a casa di Gianni Vattimo... abita qui vicino...
Ingoio anch'io, ma a vuoto...
-Mi ha telefonato... mi chiama sempre quando ha bisogno di me per qualche problema di tipo informatico...
-Vattimo... Vattimo? E sbianco.
Conferma e racconta di quella volta a cena con Gianni Vattimo e Umberto Eco.
Chiedere “Eco... Eco?” sarebbe superfluo oltre che onomatopeico. Quindi torno ad ingoiare. Sempre a vuoto, si intende! Lui continua a parlare mentre io seguo il mio pensiero parallelo e alcuni rivoli di sudore che vanno dalla fronte alla schiena passando per chissà quale strada. Cosa si aspetta da me uno che fa colazione con il Padre del “pensiero debole” e cena con il Figlio e lo Spirito Santo della semeiotica?
Guardo il lastricato del portico. Lo imploro “...dai, ingoiami!”. Mai che in momenti come questi ti soccorrano una voragine, o un buco nero... Sono costretta a restare. E anche a scrivere. Mi rassegno e fingo un sorriso. Amen!
La città
Torino si presenta quieta, assolata, lenta. Sembra proprio che voglia piacermi.
Nasconde il suo spazio offrendosi un po' per volta. Fette di centro urbano angolari, compostamente ordinate tra vie e piazze. Tutto a dimensione d'uomo. Tutto di facile fruizione.
Ha conosciuto la storia e me la racconta piano, tra un portico e un palazzo. Evoca personaggi, date e vicende. Mostra gli antichi fasti di una dinastia obsoleta che ha lasciato segni in squadrati edifici, chiostri e cortili colonnati. L'austero e il mite non confliggono con l'accattivante e l'ammiccante. Non so se voglia confondermi, o se stia facendo davvero di tutto per piacermi.
Nonostante l'atavica diffidenza meridionale, nonostante il ricordo delle valigie di cartone e l'umiliazione dei miei padri diseredati raccontata con enfasi dalle antologie delle scuole medie, nonostante il sacco del Meridione operato per mano dei Piemontesi, che fu l'inizio della povertà del Sud... ci guardiamo con reciproca indulgenza.
La annuso e la percorro con passo felpato da buon gatto randagio quale sono.
Lei non scodinzola. Cammina lenta e paciosa sotto il sole di ottobre.
Specie in riproduzione e
salvaguardia delle specie quasi estinte
Immagino il mondo diviso tra chi legge e chi produce anticorpi contro la lettura . Ognuna delle due tipologie si divide in sottospecie. Tra i primi si rilevano alcuni comportamenti patologici che terrorizzano gli altri. Il lettore ossessivo-compulsivo, ad esempio, cammina sempre col suo libro in tasca e, in preda a continui raptus, lo tira fuori ovunque (tram, ufficio, fermata autobus, semaforo...), come farebbe il maniaco col proprio organo sessuale. Tra questa specie, sulla base dei comportamenti prevalenti, annoveriamo diverse categorie. Esistono lettori che triturano tutto, lettori che iniziano un libro alla volta, altri che ne iniziano quattro o cinque contemporaneamente; i tipi che leggono anche le note, la prefazione, la postfazione e i numeri progressivi delle pagine; quelli che procedono pagina per pagina, rigo per rigo, con disciplina e ordine, e quelli che, con approccio anarchico, fanno zapping tra le pagine e spesso leggono come va a finire prima di giungere alla conclusione del primo capitolo. Tutte le sottospecie della tipologia “lettore” hanno un unico comune denominatore: non viaggiano sul treno n° 1942 con partenza da Catania alle ore 16.10, ad eccezione di qualche occasionale infiltrato della South Media che, posto come elemento di contrasto (bario?), permette di radiografare la seconda tipologia umana, quella refrattaria alla lettura. Il refrattario-tipo solitamente non riesce a percepire l'oggetto “libro”, neanche se glielo si pone tra le mani. Lo posa d'istinto e rimuove ogni sensazione ricevuta dall'esperienza del contatto visivo e tattile. Il refrattario-fobico, invece, percepisce l'oggetto e ne ha paura. Teme che qualcuno possa pretendere che lui legga e si sente fortemente minacciato anche da un possibile e indesiderato esborso in denaro. Il tipo refrattario-opportunista è molto diffuso. Ama ricevere il libro e lo usa, alla prima occasione, come vassoio per posare la tazzina del caffè, o come raccoglitore di briciole dal tavolo. Il refrattario-subdolo usa il libro come farcitura cartacea tra i ripiani del proprio mobile-libreria e, ovviamente, finge di aver letto tutti i libri esposti in bella mostra. In piena estate, invece, si moltiplicano i refrattari-cacciatori. Essi si manifestano soprattutto di notte quando ricercano spasmodicamente il libro per lanciarlo contro il muro allo scopo di spiaccicare sull'intonaco una zanzara, o altro insetto molesto.
Una terza tipologia, della quale si parla poco, è rappresentata dal lettore che legge il testo capovolto. Pur considerata specie estinta, l'analfabeta sopravvive in aree urbane, sub-urbane e periferiche. L'incapacità di far uso dei codici scritti della comunicazione rifiorisce come fenomeno barbarico di ritorno. Alcune associazioni legate ai poteri forti dell'informazione e dei media sembrano voler tutelare e proteggere a tutti i costi il minacciato analfabetismo. C'è chi è animalista e c'è chi tutela le bestie.
Libertà di coscienza.
Il ritorno
Da Torino a Catania lo scenario assume un aspetto diverso. I viaggiatori sembrano più disposti a partecipare al gioco del bookcrossing. Forse il più o meno duraturo soggiorno nella capitale europea del libro ha sortito effetti quasi miracolosi. O forse la presenza di Simone mi dà forza, maggiore efficacia comunicativa, più disinvoltura nell'approccio col potenziale lettore. Attraversiamo i vagoni, entriamo negli scompartimenti, chiacchieriamo con la gente che ascolta, partecipa, interagisce. La curiosità prevale sull'indifferenza. Io e Simone ci muoviamo padroni della situazione, ci intendiamo con gli occhi, ci accorgiamo delle stesse cose. Il gioco ci diverte. Alla fine troviamo un nostro spazio per commentare e ricomporre il puzzle delle impressioni ricevute. Lascio a lui il piacere di raccontare gli aneddoti più gustosi. Affido tutto alla sua penna e al suo sguardo sulle cose. Non posso, però, tacere sul tizio che ha viaggiato per ore da solo in uno scompartimento. Unico suo compagno di viaggio un libro lasciato da Vladimir, prima della partenza, sul sedile di fronte. Lui e il Libro. Soli. Uno di fronte all'altro. Si guardano con diffidenza. Chilometri e chilometri di strada ferrata in un continuo silenzio, fronteggiandosi con tensione e diffidenza come in un duello. Vorrei entrare per dire qualcosa. Simone, con intuito meridionale, mi dice tra i denti - ...lascia sta'.
Ha ragione. È una questione che dovranno risolvere da soli. Nessuna mediazione può essere più efficace di un approccio spontaneo, di una scoperta personale e di un incontro denso di mistero e rivelazione.