Ma è vero che è «la campagna politica più brutta di tutti i tempi» come hanno sostenuto Fausto Bertinotti e Daniela Santanché? Più che probabile, ma non per questo (anzi...) qualche momento divertente lo stiamo vivendo. Anche se Berlusconi ci aveva promesso cento camion in giro per l'Italia con i suoi striscioni e non ne abbiamo visto uno. Ma per le strade della grandi città, in mezzo a una serie di taxi griffati dal logo del Pdl, compare un taxi Smart con il faccione di Casini e la scritta «In Italia non c'è spazio solo per due. Io c'entro». Dove? Ovviamente nella Smart. Solo a Milano domina lo strepitoso manifesto bossiano con il capo indiano ricoperto di penne e la scritta «Loro hanno subito l'immigrazione. Ora vivono nelle riserve».
Si riconosce lo stile del vecchio capo leghista. Di culto totale, anche se qualche indiano potrebbe tirare fuori l'ascia di guerra all'idea che il massacro sistematico di un popolo sia descritto come un problema d'immigrazione. C'è anche chi la butta sul calcio. Alemanno, a Roma, promette due stadi, uno per la Roma e uno per la Lazio. Meglio il candidato Cochi, che si presenta come inserito in una figurina Panini e la scritta «Di nuovo in campo». Di destra o di sinistra? Boh. Dalla maglietta sembrerebbe laziale... Anche Rutelli è laziale.
Certo è difficile riconoscere dalle facce da che parte stiano i candidati. E anche i claim elettorali non aiutano molto. Pensiamo al candidato pizzuto, il giovane Fabio Nobile, che trionfa sotto la scritta «La memoria è futuro». Non è di destra, è della Sinistra Arcobaleno. Mentre De Bosi, che si mostra insieme al figlio al ritmo di «La sicurezza ci rende liberi» è del Pd. Invece «Una forza mai vista prima» è il claim del nuove detersivo per stoviglie Pril e «Noi ci mettiamo la faccia» è quello delle pompe di benzina Erg, che lanciano nel manifesto proprio il volto del benzinaio che ti sta servendo. Solo che quel volto è confuso in mezzo ai faccioni elettorali che vediamo un po' ovunque. C'è quello di Bobo Craxi ricostruito proprio a imitazione di una celebre foto elettorale del padre, ravvicinatissimo. C'è quello di Grillini candidato sindaco a Roma col motto «Roma laica Roma libera». Ecco le signore bionde della destra romana, certa Mennuni e Perrella, le more della sinistra, come la Cririnnà, certa Corpora Patrizia, scritto proprio così, un certo Di Cesare detto «Gegé» che si lancia sulla Tuscolana in direzione di Cinecittà. Di Oscar Tortosa, che si candida con Di Pietro, invece non si vede la faccia. Forse qualcuno potrebbe riconoscerlo come vecchio candidato del Psdi.
Forte della propria popolarità romana ecco invece il faccione di un candidato che si lancia con un dumasiano «Il ritorno di Athos»: ma il cognome com'era? Ecco, proprio sull'uso eccessivo dei nomi, da Silvio e Walter a quello della giovane Marianna, leaderina della sinistra romana, ci sarebbe qualcosa da dire. Gli anni passati nessuno avrebbe osato scrivere solo Silvio sulla testata di un giornale o chiamare un rivale politico col nome. Quest'anno si fa. Lo abbiamo visto e sentito. Probabile che tutto ciò derivi dal vezzo, romano, di chiamare Walter il sindaco Veltroni. Di rimando, Berlusconi che vuole fare il giovane, si fa chiamare anche lui Silvio. Tutto questo rimanda a un vecchio sketch di satira politica con Billi e Riva. Uno era un poveraccio in cera di aiuto e l'altro un politico in cerca di voti. Chiamami quando vuoi, hai capito?». «Grazie, onorevole». «Ma quale onorevole, chiamami Mario». Solo che tutto ciò viveva solo per la ripresa televisiva. Appena era finita, il povero Billi cercava inutilmente di entrare nello studio di Riva urlando «A Mario! A Mario!!». Ma chi si ricorda più di Billi e Riva?
dal manifesto