Il cosiddetto «bagno di folla», quello che fa brillare davvero gli occhi di Walter Veltroni, si materializza a Messina, penultima tappa del calvario siciliano. Il suo tour nella roccaforte del nemico, pardon dell'avversario, se si esclude Trapani, rimasta pressoché indifferente, ha avuto un risultato tutto sommato positivo. Non è stato esaltante ovunque, è andato discretamente in alcune città (Agrigento e Siracusa), abbastanza bene in altre (Palermo, Caltanisetta e Enna) e forse più che bene in altre ancora (Ragusa e Catania). Ma attenzione, stiamo parlando di piazze, non di urne. Se restiamo ai sondaggi, il «partito nuovo», il «partito del fare» non attecchisce granché nell'isola del centrodestra. Certo, anche nel profondo sud vengono segnalati moltissimi casi di indecisi (il 20%), ma a due settimane dal 13 aprile, secondo le più recenti rilevazioni, la situazione sarebbe più o meno questa: Pd più Di Pietro al 30%, Pdl più Mpa oltre il 51. Lo scarto sarebbe insomma di una ventina di punti. Per Berlusconi il premio di maggioranza non sarebbe dunque in discussione. I riflettori sono però puntati sul voto dell'Udc di Casini al senato, dove il capolista è un Totò Cuffaro fresco di condanna e che, paradossalmente, rischia di essere eletto a palazzo Madama e diventare, pensate un po', addirittura ago della bilancia per le sorti del Paese. Cose da non credere.
Ma torniamo alla realtà. Anzi sul pullman che porta Veltroni nel buco nero della Sicilia, dove neanche la Sinistra arcobaleno, in lotta per l'8%, se la passa tanto bene. Il viaggio del candidato premier dura tre giorni, da martedì a giovedì. Tocca nove città, tutti i capoluoghi di provincia, e ogni tappa, ogni piazza, potrebbe essere la radiografia del partito. Un partito che per come si presenta all'elettorato, per come cioè sono state composte le liste dei candidati (tra quelli spediti da Roma e quelli imposti dai big locali) sembra più proiettato a conservare l'esistente anziché tentare di modificarlo radicalmente. Di facce nuove non se ne vedono molte. Semmai se ne ritrovano parecchie che sanno un po' troppo di vecchio e qualcuna perfino chiacchierata. Se questa è anche la convinzione mai confessata di Veltroni, la sua missione siciliana assume un duplice scopo: ridurre i danni alle politiche e dare una mano ad Anna Finocchiaro per le regionali.
La candidata del centro sinistra al governo della Sicilia, sempre in base ai sondaggi, sarebbe messa un po' meglio rispetto al suo partito, ma l'esercito che sostiene Raffaele Lombardo, il suo sfidante dell'Mpa, è un'armata potentissima (tutta la ex Cdl) che può essere battuta soltanto se si verificasse un moto popolare, una rivoluzione culturale anche, che al momento in Sicilia purtroppo ancora non si avverte. Anna Finocchiaro ne è ovviamente consapevole, ma è in piena forma e graffia come una tigre: «I sondaggi non mi preoccupano affatto, ci vuole ben altro per mettermi paura», ripete a ogni comizio.
Nelle piazze le questioni nazionali si intrecciano con le emergenze locali. E tra queste ultime c'è l'imbarazzo della scelta: disocupazione più alta d'Italia, lavoro precario a fiumi, povertà diffusissima, evasione scolastica, clientelismo imperante, sanità mangiasoldi, spreco del denaro pubblico. E poi c'è soprattuto la mafia, la mafia che ricatta imprese e commercianti, la mafia dei colletti bianchi, collusa e in affari con la politica, il voto di scambio: «I mafiosi scelgano pure per chi votare, ma non votino il Pd, noi i loro voti non li vogliamo», è la frase che ripeterà spesso Veltroni. Ma è a Palermo, davanti alle circa settemila persone di piazza Verdi che il leadere del Pd lancia il suo primo, durissimo attacco «ai mafiosi, ai criminali, agli assassini che uccidono i bambini», ridadendo il «pieno sostegno» alla svolta antipizzo della Confindustria siciliana di Ivan Lo Bello. E' il pane giusto per i denti di Caltanissetta, dove tre anni fa è nata la rivolta degli imprenditori e appoggiata dal comune. Qui, a fare gli onori di casa c'è il sindaco Salvatore Messana, ex Dl, concorrente alle primarie per la segreteria del partito vinte da Francantonio Genovese, sindaco di Messina dimissionato di recente dal Tar. Messana ambiva alla candidatura, ma non l'ha ottenuta. I suoi dicono che sia piuttosto arrabbiato con Roma, ma accoglie Veltroni con tutti i crismi: saranno due gli appuntamenti organizzati al suo arrivo: uno al centro polivalente, dove il tema centrale è proprio la lotta alla mafia (partecipano gli stessi imprenditori che si sono ribellati al racket del pizzo e per questo minacciati di morte e ora sotto scorta); e l'altro all'auditorium. Entrambi strapieni, nonostante l'orario. E l'ora del pranzo e dopo Caltanissetta si sale ancora, si va a Enna, la città più alta d'Italia. Siamo a mille metri e fa un freddo cane. Da queste parti il «pezzo da novanta» del Pd, anzi il «senatore della nostra terra» come recita un gigantesco poster elettorale, è Vladimiro Crisafulli, detto «Mirello», più di cento chili di stazza e un'ombra funesta finita nei documenti dell'antimafia: un paio d'anni fa venne ripreso dalle telecamere di un albergo della zona mentre si intratteneva a colloquio con il boss mafioso ora al 41 bis. «E' una storia strumentalizzata - dicono al Pd regionale - tant'è che è stata archiviata dalla stessa procura, e lui, Mirello da indagato è diventato teste d'accusa al processo contro il boss». Di sicuro Crisafulli è un personaggio singolare, più volte deputato regionale e parlamentare nazionale uscente: è un boss politico a tutti gli effetti, che in quel di Enna, comune e provincia governati dal centrosinistra, prende una barca di voti. Al comizio di Veltroni è nelle prime file, ma non è sul palco, si mescola alle migliaia di persone che nonostante il gelo gremiscono la piazza fino a tarda sera.
Si riparte, si torna al livello del mare, altre due ore di strada verso Ragusa, altra città del centrodestra. Qui due anni fa la Provincia era amministrata dal centrosinistra, ma Ds e Dl litigarono di brutto e la giunta entrò in crisi. Adesso di nuovo tornata alla destra. Sono passate le 22 e la piazza del duomo è stracolma, più di Enna. Veltroni è gasato: «Sono alla settantasettesima tappa del giro d'Italia e non sono per niente stanco. Neanche Bartali e Coppi messi insieme potrebbero battermi». E' vero, ha energie da vendere. Intrattiene la piazza per quasi un'ora, tra cose serie e battute spiritose. Parla dei giovani precari che non hanno futuro, di crisi mondiale dell'economia, della recessione alle porte e attribuisce la reponsabilità a Bush, «il faro del centrodestra italiano». E a proposito del «nostro avversario principale», il Berlusconi mai citato, Veltroni dice che gli sembra di assistere a un film comico: «Noi proponiamo 400 euro per le pensioni più basse, e lui che fa? Raddoppia, proprio come nella film in cui Totò detta la lettera a De Filippo: 'punto, punto e virgola, due punti, ma sì abbondiamo'». La piazza ride. Anna Finocchiaro cita Antonio Gramsci e scuote il pessimismo: «Una classe dirigente deve stabilire una relazione sentimentare con il popolo. Dobbiamo superare la fase 'del tanto non cambia niente' e passare a quella del possiamo farcela».
Si è fatta quasi mezzanotte, ma non è ancora finita. Si va a dormire a Siracusa, dove l'indomani mattina non andrà benissimo. Piove e la piazza un po' ne risente. Anche qui il comune è di centrodestra, mentre la provincia è di centrosinistra. Anche nel Pd locale sono arrabbiati con Roma: nelle liste nazionali non è stato inserito nessun esponete del siracusano. A metterci una toppa ci ha provato la Finocchiaro candidando il presidente della provincia Marziale alle regionali, ma è evidente che non è la stessa cosa. Il risultato si vedrà nelle urne. Intanto andiamo a Taormina, al forum della Confagricoltura, e subito dopo di corsa a Messina. La città dello Stretto - tornata di grande attualità con la riproposizione del ponte da parte di Berlusconi e Lombardo - stupisce tutti. Il palazzetto dello sport è gremito, ci saranno quasi diecimila persone che sventolano bandiere e invocano il leader. Il mi fido di te di Jovanotti, l'inno che apre ogni manifestazione (chiusa da Fratelli d'Italia), amplifica l'entusiasmo. Sugli spalti e nel parterre il pubblico è misto, gente di mezza età, anziani, molti giovani. Anche i ceti sociali a occhio sono variamente presenti. Effetto Veltroni o è tutto merito di Genovese? Il segretario regionale, candidato anche lui alla camera, non sta nella pelle. Ha fatto bella figura e Veltroni lo ringrazia «davvero di cuore».
La prova del ponte è superata, ora manca quella del fuoco per Anna Finocchiaro. Stiamo andando a Catania, la sua città, che però è anche l'epicentro elettorale del fenomeno Lombardo. Il comizio di Veltroni è previsto in piazza dell'Università, ma mentre siamo in pullman avvertono che è stato spostato per la pioggia. Si va al coperto, in un teatro da 1500 posti a sedere. L'ex ministro ed ex sindaco Enzo Bianco, che rivendica la scelta del nuovo spazio, ha combinato un disastro: più del doppio delle altre persone che si presentano all'incontro non riusciranno mai a entrare, né a sentire alcunché. Complimenti. Alla Finocchiaro, s'intende.
dal manifesto