Lombardo, Lombardo, Lumbard. E' lui, il capintesta, l'erede del Cuffaro, scivolato dal suo trono di presidente della Regione siciliana per una condanna a cinque anni e scivolato ancora su un vassoio di cannoli. Lombardo, Lumbard, sarà lui, sembra, lui, l'inventore e segretario del Mpa, Movimento per l'Autonomia, il nuovo presidente della Regione sicula, lui che dicono i cosiddetti sondaggi avanti di alcuni punti sulla coalizione di centrosinistra capeggiata dalla Finocchiaro e dalla Borsellino.
Puah, femmine sono! Lombardo invece, legato alla Lega Nord di Bossi e di Borghezio, masculo è! Legato a quella Lega anche per via del cognome, lombardo. Però, però, e ci dispiace qui ricordarlo, anche Riina e Provenzano sono di origine lombarda, discendenti da quei che componevano le truppe mercenarie della pianura padana andati giù al seguito dei Normanni per la Riconquista dell'Isola, truppe che poi lì si stanziarono e che formarono delle comunità lombarde di cui fa parte anche Corleone. Scrive infatti lo storico Henri Bresc: «Si rimarca ancora che il vocabolario è pienamente lombardo a Corleone: nessuna traccia di arabo e una fonetica e un lessico vicini a quelli del ligure e del provenzale». E dunque il Raffaele Lombardo fa bene a dichiarare «Bossi è il mio mito» e a invitare nell'Isola per riafforzare i legami il leghista Calderoli.
Il Raffaele Lombardo è un medico, «signore delle Asl, nuovo alleato di Berlusconi» (l'anziano uomo truccato, quello che secondo Pirandello susciterebbe «l'avvertimento del contrario» il quale crea a sua volta la comicità), «e campione della politica clientelare», come scrive il giornalista Aldo Cazzullo. Il quale intervista per il Corriere della sera, il 23 marzo scorso, il nostro Lombardo. Il Lombardo medico è potente politico che nell'intervista si fa anche storico e critico letterario. Se la prende, il Lombardo, con quel primo diffamatore della Sicilia che fu Omero, il quale nell'Odissea fa uccidere a Ulisse l'innocuo pastorello siciliano Polifemo. E poi, voglio ricordare qui a Lombardo, lo stesso Omero chiama Scilla e Cariddi «rovina immortale», quelle Scilla e Cariddi dello Stretto di Messina su cui il Lombardo vuole costruire il famoso Ponte. Ah, Omero! Ah Garibaldi, che con lo sbarco in Sicilia e quindi con l'Unità ha portato nell'Isola «sottosviluppo, immigrazione e genocidio». E se la prende ancora, il Lombardo, oltre che con Omero e con Garibaldi, anche con gli scrittori moderni che con le loro opere hanno denigrato la Sicilia. Se la prende con Verga, De Roberto, Pirandello, Lampedusa. Ma apprezza tanto Camilleri. Il Lombardo anzi aveva invitato il Camilleri a candidarsi nel suo partito, ma il padre del televisivo Montalbano ha risposto picche. E giustamente. Lo sa il Lombardo, oriundo lombardo, che il nome Camilleri è la versione siciliana di cammelliere, di origine araba vale a dire, anzi di quella comunità berbera che con la Riconquista Normanna si era stanziata ad Agrigento? E anche Sciascia, che Lombardo dichiara di apprezzare è di discendenza araba: Sciascìa è quella sciarpa che gli arabi si annodano in testa. E dice ancora il Lombardo di apprezzare anche Bufalino e Consolo. Va bene Bufalino, ma il Consolo, oibò! Ma lo sa, il Lombardo, che Consolo discende da ebreucci, da neofiti o marrani, da quegli ebrei vale a dire costretti a convertirsi per non essere cacciati via dalla Sicilia nel 1492? E poi, se il Lombardo avesse letto qualche libro di Consolo, se ne sarebbe accordo che razza di denigratore della Sicilia è quello scrittore!
Ah, quanti denigratori ha avuto questa povera Sicilia, questo paradiso in terra, questa terra impareggiabile! Denigratori e traditori della propria patria come il messinese Giuseppe La Farina, che così scriveva a Cavour nel novembre del 1860: «Qui si continua a rubare negli uffici pubblici come sotto i Borboni e come sotto la Dittatura; e ci vorrà ferro e fuoco per estirpare questa cancrena. Altra piaga letale è la cupidità degli impieghi: le anticamere de' ministeri e le scale sono così affollate che senza l'intervento de' nostri Carabinieri riesce impossibile a un galantuomo di attraversarle. E' una specie di accattonaggio». E bravo il denigratore e traditore La Farina! Ma lui parlava del tempo subito dopo l'Unità. Nel Secondo Dopoguerra, dopo la strage di Portella della Ginestra, con i governi nell'Isola della Democrazia Cristiana di Andreotti e Lima, fino al governo di Totò Cuffaro, tutto questo non c'è più stato: nessun clientelismo, nessuna corruzione, nessun rapporto con la cosiddetta mafia! E se verrà a governare l'Isola il gran Lombardo (che non è il sovversivo Gran Lombardo di Vittorini), sarà tutto più probo, più sano, più etico, più civile! Ohibò. E i denigratori della Sicilia come Omero, Garibaldi, Verga, De Roberto, Pirandello o come l'ineffabile La Farina, saranno sbugiardati e messi all'Indice. A questi e ai loro epigoni, parafrasando l'antica poesia, il Lombardo potrebbe dire: «Iddio dia briga e travaglio chi la Sicilia vuol guastare!»
dal manifesto