All´amico che credeva quasi un fratello, oramai ha tolto anche il saluto. Totò Cuffaro si urta quando qualcuno gliene parla, neanche il suo nome vuole sentire più. E di lui, dice: «Quello è in preda a una furia, vuole cambiare tutto quello che ho fatto io ma prima o poi, prima o poi dovrà risponderne ai siciliani». In un anno gli ha portato via feudi e poltrone, il controllo della burocrazia regionale e la Sanità, gli ha strappato uomini e voti, gli ha sottratto potere e "tagliato" la faccia come nessuno avrebbe mai nemmeno immaginato. In un anno Raffaele Lombardo ha dimenticato vent´anni felicemente vissuti con Totò Cuffaro. In siciliano, è quello che si chiama un tradimento. Per il potente governatore dell´isola è stato solo il primo passo per conquistare tutto quello che c´è fra Palermo e Catania.
È fatto così Raffaele Lombardo, è di questa pasta e di questa tempra il nuovo padrone dell´isola che sta travolgendo tutto ciò che trova sul suo cammino. Oggi si è alleato con Francesco Storace alle Europee (alle regionali sarde, l´Mpa e La Destra hanno corso nella stessa lista in 5 province su 8 superando il 2 per cento), ieri era alla testa dei governatori del Sud in sintonia perfetta con Vendola e Bassolino e Loiero «per difendere tutti insieme gli interessi del Mezzogiorno», ieri l´altro strizzava l´occhio e dialogava con quel che resta ancora del Pd siciliano per far fuori tutti i ras più influenti legati a Totò e "decuffarizzare" la Regione. Sta con tutti e sta con nessuno, sta solo con se stesso: con Raffaele Lombardo. Destra, sinistra, ex fascisti, ex e post comunisti, sempre in nome dell´»autonomia». La sua, soprattutto. E intanto tratta, sta in mezzo, un po´ di qua e un po´ di là. Abile e cangiante, sempre vincente.
I cronisti politici siciliani raccontano della fantastica "marcia ondeggiante" dell´uomo dagli occhi di ghiaccio e dalla mano morta (quando deve stringerla è sempre molla, incerta, timorosa) e dei giochi di prestigio di cui è capace questo ex democristiano della Sicilia orientale una volta alla corte di Lillo Mannino - con Totò Cuffaro sempre al suo fianco - e poi fondatore di quel Movimento per l´autonomia che lo sta trionfalmente lanciando verso orbite politiche sconosciute. Uno così astuto, così diabolico e politicamente contorto non lo avevano mai visto nella Sicilia dei tranelli e degli inganni.
È un´illusionista. Come ha fatto con la Sanità in Sicilia, un Eldorado scoperto e divorato da Cuffaro e dove Cuffaro ci ha rimesso le penne: la condanna che s´è beccato è arrivata proprio da certi affari ospedalieri in odore di mafia, la sua caduta da governatore pure. E dove Raffaele Lombardo ha promesso una rivoluzione. L´ha fatta. A modo suo ma l´ha fatta. Prima con un pubblico ministero dell´Antimafia, Massimo Russo, piazzato nell´assessorato chiave di spesa regionale e poi con un gioco di fuoco - masculiata in dialetto - che ha "avvampato", ha accecato tutti. Quelli di Forza Italia (tranne Gianfranco Miccichè) che ce l´hanno a morte con lui proprio da quei giorni, quelli del Pd che hanno cominciato ad «apprezzarlo», quelli dell´Udc che dentro il suo governo lo vedono ormai come il grande nemico.
Come Raffaele Lombardo ha "rivoluzionato" lo spaventoso e scandaloso sistema sanitario siciliano voluto da Totò Cuffaro? Prima riducendo le aziende ospedaliere da 29 a 17, poi moltiplicanmdo le poltrone portandole a oltre 150. Un po´ di qua e un po´ di là. Con l´eccezione di Catania dove è sempre tutto di là: dove tutto è nelle sue mani. L´altra grande "rivoluzione" l´ha fatta nell´amministrazione regionale. Grandi proclami, ancora grandi aspettative, rotazioni, sostituzioni, avvicendamenti e poi ai vertici ci ha mandato anche due coordinatori provinciali dell´Mpa, quello di Palermo e quell´altro di Caltanissetta. E´ un mago Raffaele Lombardo, nessuno sa mai dove "va a parare", dove vuole arrivare. Prendiamo per esempio Catania, la sua città. Ha tuonato contro la vergogna della bancarotta del Comune e tutta la colpa del tracollo se la sono presa in due, l´ex sindaco "carioca" (per via della ballerina brasiliana che si portava sempre appresso) Umberto Scapagnini e l´attuale sindaco Raffaele Stancanelli. Ma lui - il governatore - dov´era quando a Catania facevano il "buco"? Era il vice.
È sempre inafferrabile Raffaele Lombardo, enigmatico, imprevedibile. Dopo l´intesa con Storace in Sardegna magari ci sarà un´intesa di altro colore in Sicilia. Forse nei paesi del Palermitano, alle amministrative. Si voterà lo stesso giorno delle europee. A destra su un´isola e a sinistra su un´altra. Tutto sotto la sua regia. Non a caso dichiarava lui, proprio ieri: «Siamo una forza post-ideologica, a noi interessa solo difendere il Mezzogiorno. Io avrei fatto un cartello elettorale dei governatori del Sud ma Vendola e gli altri non se la sono sentita, purtroppo non è stata ancora superata la logica del Muro di Berlino». Così parlò Raffaele Lombardo da Grammichele, provincia di Catania, detto anche il Bossi del Sud.
da la Repubblica