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17 aprile 2009
SQUILIBRIO IN ONDA
Diritto di cronaca


Norma Rangeri


Gli squilibrati di sinistra sono andati in onda, rispettando il loro dovere di informare e il nostro diritto di sapere. La tv destabilizzante, che interrompe i salmi di gloria per l'uomo della provvidenza, ha guadagnato altre due ore di trasmissione libera. Le insopportabili critiche di Annozero alla mancata prevenzione hanno accompagnato tutta la serata, insistendo non su quello che è successo «dopo», ma su ciò che non è stato fatto «prima». Normale informazione. Eppure la bufera censoria si è scatenata esattamente per averlo sottolineato davanti a milioni di telespettatori. Ieri i giornali stampavano nelle cronache i verbali drammatici delle riunioni di sindaci e sis mologi alla vigilia del terremoto, inascoltati da palazzo Chigi. Sciacalli anche loro.
Si sta sollevando il tendone della propaganda che ha avvolto il paese trasformando la tragedia in una rappresentazione di regime. Annozero ha dato voce alla squassante testimonianza del padre che ha perso il figlio e che per lui, per quella foto di ragazzo stampata sul tesserino universitario, denuncia le istituzioni che non hanno vigilato, peggio, che non hanno agito. Ha fatto parlare il giornalista-sciacallo del Sole240re («Il bilancio del comune dell'Aquila ha azzerato i bilanci della protezione civile»). Peccato che in studio non ci fosse il direttore del Giornale quando Marco Travaglio ha ricordato i titoli che il quotidiano berlusconiano dedicò al governo Prodi nei giorni del terremoto dell'Umbria. Feroci e sfottenti allora, quanto teneri e affettuosi oggi verso l'editore-presidente. Un monumento al conflitto di interessi, un giornalismo da repubblica delle banane. Con il foglio del premier, bisogna riconoscerlo, in compagnia di alcune grandi firme della stampa nazionale.
Non è confortante né rassicurante che l'opposizione al re esploda in un talk-show, che la critica al governo si affidi a un conduttore televisivo. Ma non saremmo l'Italia delle ronde, del razzismo, dei condoni, della corruzione che si fa legge e costruisce i palazzi della morte, se la gloriosa sinistra non avesse smarrito la bussola della battaglia sociale e morale.
Corazzato dalla lunga esperienza di bastian contrario, Santoro ha riacceso le telecamere nelle tendopoli, ha interrogato i politici in studio, ha tenuto aperta la scena del diritto, promettendo il ritorno di Vauro perché la libertà è indivisibile, come lo sono diventate le vignette di Vauro e Annozero. Anche se non piacciono al vescovo dell'Aquila plaude alla sospensione del vignettista.
Una scena senza le vignette del disonore (in realtà alcune le ha recitate un'attrice). Con Sabina Guzzanti che entra in studio nel finale, armata di toga e di una battuta che fotografa il nostro malessere («la tv ha insegnato a parlare agli italiani, Berlusconi gli ha insegnato a stare zitti»). Il giullare sveglia il villaggio, dice che la censura è un'arma a doppio taglio, mentre colpisce la libertà di parola toglie la maschera all'inquisitore, e quando pensa di aver spento il dissenso lo riaccende.

dal manifesto


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