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28 aprile 2009
GRANDE FRATELLO
Il passeggero che minacciava gli Stati uniti


Maurice Lemoine (*)


Sabato 18 aprile 2009. Il volo Air France 438, proveniente da Parigi, atterrerà in Messico entro cinque ore. All'improvviso, la voce del comandante annuncia che le autorità statunitensi proibiscono all'aereo di sorvolare il loro territorio - sul quale non è comunque previsto che atterri. Tra i viaggiatori, c'è una persona che rappresenta un problema «per la sicurezza nazionale».

Il Boeing 747 viene dirottato. Essendo il suo nuovo tragitto molto più lungo, l'aereo si posa a Fort-de-France per rifare il pieno di carburante.

Dopo lo scalo in Martinica, il copilota si avvicina discretamente a un passeggero. «È lei Hernando Calvo Ospina?» Avendo ricevuto risposta affermativa, lo conduce in coda all'aereo e gli annuncia che è lui il «responsabile» del «dirottamento».

Calvo Ospina, colombiano esiliato in Francia, giornalista e scrittore, si sta recando in Nicaragua come inviato di Le Monde diplomatique, il mensile per cui collabora. Ha pubblicato numerosi libri e articoli che denunciano la politica del presidente Alvaro Uribe, i paramilitari, il ruolo degli Stati uniti in America latina. Come ogni giornalista che lavori seriamente sulla Colombia, ha avuto occasione d'intervistare membri dello stato maggiore delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). «La mia prima reazione - dice Ospina - è stata quella di chiedere al copilota: "Crede che sia un terrorista?" Mi risponde: "No, per questo l'ho avvertita." Poi mi ha chiesto di non farne parola con nessuno, neanche col resto dell'equipaggio».

All'arrivo in aeroporto a Città del Messico - con sei ore di ritardo -, Calvo Ospina viene fermato, su richiesta delle autorità statunitensi, da alcuni funzionari della polizia messicana. I poliziotti, che hanno in mano una decina di fogli provenienti da una banca dati, lo interrogano con gentilezza spiegandogli che, dopo l'11 settembre, gli Stati uniti hanno moltiplicato le loro richieste di «collaborazione» in questo settore.

Il giornalista deve, tra le altre cose, precisare se è... cattolico. «Ho risposto che non lo ero e ho precisato che non ero nemmeno musulmano, vista la "connotazione di pericolosità" che ha assunto questo credo religioso agli occhi di certe polizie». Se sa usare le armi? «Non ho neanche fatto il servizio militare. La mia sola arma è la penna». Rilasciato la domenica, alle due del mattino, potrà ripartire senza problemi per Managua.

Questo dirottamento paranoico, in pieno cielo, di un aereo di linea, con il pretesto della presenza di un passeggero che non rappresenta alcun pericolo - e con un costo strabiliante per Air France (carburante, ore di straordinario dell'equipaggio e alloggio in Messico di numerosi viaggiatori che hanno perso la corrispondenza) - attira di nuovo l'attenzione sull'accordo Bruxelles-Washington che impone alle compagnie aeree di consentire al Dipartimento per la sicurezza interna statunitense l'accesso elettronico ai loro dati sui passeggeri (Passenger Name Records, Pnr). \ndr\].

Molti immaginano che questo tipo di sorveglianza riguardi solo i voli a destinazione Stati uniti. Non è così. I «servizi» americani si interessano anche, all'insaputa degli utenti, ai viaggiatori di ogni aereo che sorvoli - anche se non vi deve atterrare - le acque territoriali e il suolo americano. Big Brother is, più che mai, watching you!

*Caporedattore di Le Monde diplomatique

dal manifesto


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