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30 aprile 2009
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SENZA CASA NÉ DIRITTI
Il buco nero degli invisibili


Paola Zanca


Sono quelli che a Roma abitano in via Modesta Valenti, a Bologna in via Senzatetto, a Foggia in via della Casa comunale, a Firenze in via Libero Leandro Lastrucci. Se la cercate sullo stradario, però, casa loro non la trovate. Perchè una casa non ce l'hanno. Sono i «senza fissa dimora», quelli a cui, per iniziativa della Lega Nord e col consenso della maggioranza, potrebbe essere tolto perfino il loro tetto finto.

Nell'articolo 42 del pacchetto sicurezza, c'è infatti una nuova norma che stabilisce i requisiti per ottenere la residenza in un qualunque Comune: «L'iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica - si legge - sono subordinate alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie».

Insomma, senza casa non esisti. Nel buco nero degli invisibili, così, non ci finirebbero solo gli immigrati per cui la norma è stata studiata ad hoc, ma anche i senza fissa dimora, gli emarginati, i poveri assoluti: due milioni e mezzo di persone, come ha certificato l'Istat, incapaci «di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita «minimo accettabile» nel contesto di appartenenza». Probabilmente, casa compresa.

Ma nemmeno quattro mura - almeno a leggere la formulazione testuale della norma - sono sufficienti. La casa, infatti, deve rispondere a determinati standard qualitativi. Per capirci, basti pensare che il certificato di abitabilità negli edifici italiani è obbligatorio solo dal 1934: tutte le abitazioni realizzate prima e mai ristrutturate potrebbero essere considerate prive di quei requisiti igienico-sanitari che il Comune deve verificare per concedere la residenza.

D’altra parte - come risulta da rapporto Istat relativo al 2005 - una casa fatta come si deve, con i requisiti per vivervi comodamente, per molti è ancora un miraggio: lo 0,7 per cento delle famiglie italiane non possiede il gabinetto interno all'abitazione, l'1,2 per cento non ha una vasca da bagno o una doccia, l'1,3 per cento non ha l'acqua calda. E ancora: il 17,5 per cento di famiglie in affitto ed il 9,7 per cento di famiglie in abitazione di proprietà vive in strutture danneggiate, il 25,2 per cento di famiglie in locazione e il 18 per cento di famiglie in abitazioni di proprietà è afflitto da consistenti problemi di umidità, mentre il 16,6 per cento di famiglie in locazione ed 8,6 per cento di famiglie in abitazione di proprietà vive in case scarsamente illuminate. A essere rigorosi con le nuove norme si dovrebbe togliere la residenza anche a loro.

E la residenza non è una cosa da nulla, una semplice formalità di cui tenere conto per poter dire di essere in regola. La Fio.Psd, Federazione italiana degli organismi per i senza fissa dimora, ricorda che la residenza anagrafica è «cruciale nel determinare la possibilità o l'impossibilità di consentire percorsi di inclusione sociale». Senza iscrizione all'anagrafe, infatti, non si ha accesso al sistema sanitario nazionale, a parte per le cure di pronto soccorso, non si ha diritto di voto, non si ha accesso alle misure di protezione sociale, non si può avere la patente di guida, non si possono sottoscrivere contratti (anche un semplice affitto), non si può ricevere la pensione, non ci si può iscrivere alle liste di collocamento.

Chi ha scritto questi articoli del disegno di legge è convinto che si risolverà tutto grazie ad un «apposito registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora» istituito presso il Ministero dell'Interno. Peccato che le vie fittizie siano state create apposta per dare diritti a chi effettivamente vive in quel Comune. La «centralizzazione» della residenza prevista dal decreto ha - sostiene la Fio.Psd - «effetti imprevedibili sulla praticabilità all'accesso dei diritti ed ai servizi della maggior parte delle persone coinvolte». In pratica, a quale Azienda sanitaria potranno rivolgersi? In che ufficio di collocamento andranno a iscriversi? Dove potranno farsi inviare la pensione?

Dodici anni fa, l'allora ministro dell'Interno Giorgio Napolitano chiedeva rassicurazioni sulla gestione dell'anagrafe, ricordando che «l'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente dei cittadini italiani non è sottoposta ad alcuna condizione». Qualsiasi tipo di impedimento all'iscrizione, scriveva ancora l’attuale capo dello Stato, «è in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Carta costituzionale e col successivo articolo 16 che prevede la libertà di movimento e, quindi, di stabilimento su tutto il territorio nazionale».

da l'Unità


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