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8 maggio 2009
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VELINI E LETTERINI
Tecniche di eliminazione di una donna


Ida Dominijanni


Sarà pur vero che, come scrive Vittorio Feltri su Libero, «l'ordine è fucilare Silvio Berlusconi, e le armi sono già state caricate», ma intanto l'unica ad essere già stata giustiziata, sotto un volume di fuoco alla shock and awe, è Veronica Lario. A meno di una settimana dall'annuncio pubblico della sua intenzione di divorziare, la brillante operazione su cui le armate di suo marito si concentrano è chiarissima. Primo, ignorare quello che ha detto. Secondo, farla passare per una idiota che si fa manipolare dalla sinistra e per una isterica che reagisce fuor di misura alle scappatelle del marito. Terzo e di conseguenza, ridurre l'intero affaire a una questione di corna, in quanto tale privata e ricca di illustri precedenti.

Quarto, osannare la grandezza del premier, che in campo erotico non ci va con la grevità del risentimento ma con la leggerezza del gioco, la generosità del miliardario, la bonomia dell'italiota.

Quattro mosse che si reggono tutte sulla prima. Veronica Lario aveva parlato di «ciarpame senza pudore» a proposito dell'uso delle veline come esca elettorale, di «sfrontatezza senza ritegno del potere che offende tutte» a proposito della mercificazione dall'alto della bellezza femminile, di un sistema «a sostegno del divertimento dell'imperatore» a proposito delle complicità diffuse, maschili e femminili, che tutto questo comporta. Aveva cioè fatto una denuncia pubblica di un dispositivo di governo e di consenso che è un problema politico. Troppo, davvero troppo per una first lady che aveva sempre tranquillizzato la corte del marito autoconfinandosi nella parte della moglie discreta, silenziosa e assente. Ma c'è un metodo sperimentato per azzittire qualunque donna: fare finta che non abbia parlato. Ciarpame, sfrontatezza del potere, divertimento dell'imperatore? Non è di questo che si deve discutere, e infatti non è di questo che si discute.

Degli argomenti di Veronica Lario non restano in campo quelli politicamente salienti, ma le due stoccate personali al marito: «frequenta le minorenni»; «bisognerebbe aiutarlo, come uno che non sta bene». Stoccate pesanti, sicuramente meditate da lei, certamente da maneggiare con cura per gli altri. Ma anche qui la risposta è facile: basta stravolgerle, e ancora una volta a uso del divertimento dell'imperatore. «Frequenta le minorenni» diventa «va con le minorenni», e le grida di scandalo per l'enormità dell'accusa di lei diventano subito sonetti di compiacimento, neanche tanto malcelato, per l'energia di lui - si legga Libero di ieri - , «il Maratoneta del coito», «il Tromba» che «ne castiga una via l'altra», il premier «che ha a cuore il pene del paese» e passa da una sveltina all'alta. «Silvio erotomane: non esiste uno straccio di prova». Infatti, non esiste uno straccio di prova, né nessuno l'ha mai detto. Molti indizi sì però che esistono, in questa prosa, di quanto ai suoi fan piacerebbe che lo fosse.

Zittite le velleità pubbliche di Veronica, è facile riportarla nel suo recinto e capovolgere la moglie discreta in moglie cornuta. Questo è tutto alla fin fine, garantisce la stampa dell'imperatore: «una questione di corna, vere o presunte». E lei, che copione vorrebbe «macerata e ammutolita dal dolore» e pronta a lasciar correre, invece parla, lei sì senza ritegno, alla stampa dell'opposizione. La quale opposizione ha i suoi begli scheletri nell'armadio: Togliatti che lasciò Rita Montagnana per Nilde Jotti, Luigi Longo che lasciò Teresa Noce, «la donna più brutta d'Italia», Papandreu che «infilava la mano nella camicetta dell'amante nei corridoi del palazzo presidenziale», e «le vergini offerte in omaggio a Mao Tse Tung»: Carlo Rossella, ex direttore del Tg5, cita sul Giornale «fatti oggettivi», mica il «falso romanzetto partenopeo» attribuito a Berlusconi. E Augusto Minzolini, candidato a dirigere il Tg1, intervistato a Omnibus aggiunge un vecchio gossip su Fassino e Carmen Llera. Che c'entra tutto questo catalogo con l'affaire Berlusconi-Lario? Niente, almeno per noi che non sappiamo e nemmeno vogliamo sapere proprio niente degli amori del premier, di cui invece evidentemente molto sanno, o immaginano compiacendosene assai, i suoi portavoce più fedeli.

Massimo Gramellini, sulla Stampa dell'altro ieri, ha messo il dito sulla piaga: Berlusconi può uscire da tutto questa storia persino più forte e più votato che pria, perché lui è lo specchio del paese e il paese è il suo specchio. Se ci voleva una conferma, la stampa di sua proprietà, una bella quota di quella cosiddetta indipendente, Vespa e i suoi velini ce l'hanno data oltre il necessario. Talvolta però anche gli specchi si rompono e seguono, dice la credenza popolare, svariati anni di disgrazia per chi li teneva in mano.

dal manifesto


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