14 maggio 2009 new! LO SPICCIAFACCENDE Autenticava le firme dei boss latitanti Salvo Palazzolo
I latitanti di Brancaccio potevano contare su un insospettabile complice alla delegazione comunale di Boccadifalco: soprattutto, per autenticare le loro firme e poter così partecipare ai riti abbreviati, che consentono lo sconto di un terzo della pena. Gabriele Oliveri, 33 anni, lsu assegnato al Comune, è accusato dal pentito Andrea Bonaccorso, uno dei fidati uomini del clan di Brancaccio. È finito in manette all´alba di ieri mattina, con l´accusa di favoreggiamento. I poliziotti della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile gli hanno notificato l´ordinanza del gip Pasqua Seminara, che è un´appendice della maxioperazione dei 29 di lunedì, contro i clan di Brancaccio e Porta Nuova. Il provvedimento ha portato in carcere pure Gaetano Di Caccamo, ritenuto un favoreggiatore del latitante Antonio Lo Nigro: è il gestore di un´officina meccanica in via Cesare Bione, nella zona di corso dei Mille. «Era una persona di fiducia - dice di lui Bonaccorso - per organizzare appuntamenti o per fare ambasciate». Il provvedimento del gip è stato notificato in cella ad altri tre indagati: Antonio Di Martino (esattore del Borgo Vecchio), Giuseppe Mangiaracina (fra gli organizzatori del racket di Porta Nuova) e Carlo Foggia (accusato di una estorsione a un biscottificio di Brancaccio). Dice il pentito Bonaccorso sul dipendente del Comune: «Una volta mi hanno rintracciato d´urgenza, c´era il rito abbreviato per il processo Gotha. L´avvocato aveva detto che se Adamo i fogli non li firmava con l´autentica della firma originale il rito non veniva accettato. E allora mi hanno fatto avere tutti i documenti». Adamo firmò, ma non andò mai alla delegazione comunale. «C´era un funzionario della delegazione di Boccadifalco che si è interessato - dice il collaboratore ai pm - Quel giorno si è messo in ferie. È andato comunque in ufficio. E ha fatto firmare a un collega suo». I mafiosi erano preoccupati che la talpa potesse passare dei guai. «Tutto a posto perché si è messo in ferie», fu la rassicurazione. «Dopo, ho avuto la conferma che questo del municipio era un amico di Giuseppe Geraci. Difatti, dopo giorni, Giuseppe mi chiamò. E disse: "Andrea, quello di là, quello della firma è una persona a disposizione». Per l´autentica, i boss di Brancaccio fecero poi un regalo all´impiegato compiacente. Il pentito non sa cosa esattamente: «Sicuramente gli avranno dato dei soldi. Doveva essere un buon regalo perché aveva fatto una cosa buona. Altrimenti Adamo non avrebbe potuto fare il rito abbreviato». I pm Maurizio de Lucia, Marzia Sabella e Roberta Buzzolani hanno incaricato la squadra mobile di cercare riscontri alle dichiarazioni del pentito. È così emerso che un «collaboratore professionale» della postazione anagrafica di Boccadifalco aveva certificato l´autenticità della firma di Adamo, in sua assenza. Quel giorno di maggio 2007 c´era un solo dipendente in ferie, Gabriele Oliveri, lsu con funzione di ausiliario, che lavorava per il Comune dal luglio 2002.