Genova è scesa in piazza per allegria, per curiosità, senza morbosità e si è inserita in mezzo agli spezzoni del corteo del Pride nazionale creando una folla notevole. Più di 200 mila persone, 3 chilometri e mezzo di gente per cinque ore e passa, dicono gli organizzatori. «Una partecipazione notevole che ci fa dire che siamo la città dei diritti», dice il sindaco Marta Vincenzi in testa al corteo accanto a Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, e a una delle portavoci del Pride nazionale Lilia Mulas.
Si son visti Kilt, bear (gli orsacchiotti), faraoni e Cleopatra, i Just married, un culo di fuori con un filo di fiorellini nel mezzo: il colore e l'allegria come sempre al Pride nazionale. Come ci sono i temi forti dei diritti portati in piazza da centinaia di persone con le rivendicazioni al matrimonio e le critiche alla chiesa per le sue ingerenze, ma anche i cartelli di Amnesty International dedicati a ogni paese che condanna a morte o perseguita come reato l'omosessualità, dalla Lettonia alla Lituania, all'Iran. L'associazione Milk di Milano ha citato anche le vittime dell'omofobia o quelle coinvolte in qualche scontro perché cercavano di salvare la vita di un amico. «Io sono qui per Navid Parham ucciso a Tehran aprile 09 perché gay», si legge su un cartello. «Abbiamo fatto decine di cartelli - spiegano i ragazzi - i morti sono molti di più. È importante ricordare che il Vaticano non ha voluto la moratoria della pena di morte per gli omosessuali».
In mattinata c'era già un gran fermento nei pressi del palazzo del Principe. Al coordinamento Pride Torino un ragazzo siciliano fa «la velata» e non si fa riprendere da tv e macchine foto «perché i miei amici sanno ma la famiglia giù no». Accanto un banchetto vende magliette taroccate del Pride «e sono anche più belle delle nostre», commenta piccato uno del comitato organizzatore. Intanto si preparano i cartelli: non manca un «se Silvio e Noemi si possono frequentare perché Paolo e Antonio non si possono sposare?» oppure caustico «Papi quando avrai raggiunto i tuoi scopi cosa pensi di fare con gli omosessuali? Saponette». Rita De Santis, presidente nazionale di Agedo, l'associazione dei genitori di ragazzi omosessuali commenta che «in Italia siamo arrivati a un punto tale che non si può arrivare più in basso. Non tanto per le vicende delle alcove ma perché dietro c'è una prostituzione di stato. Di fatto Berlusconi adopera la roba dello stato per andare con una che spera di diventare ministra. Episodi contro gli omosessuali in un governo dove si governa con paura e prostituzione non possono che aumentare».
La giornata si riscalda alle due e mezza le ragazze dell'associazione Le Graziose si preparano per la manifestazione infilando parrucche rosa e blu. Alle quattro e mezza il corteo parte tra ali di folla. «Grazie Genova, la gente è scesa in piazza con entusiasmo, ho visto tante famiglie eterosessuali - dice il presidente nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso un'ora dopo - la comunità sta lanciando messaggi forti, c'è la sensazione che bisogna tornare a chiedere diritti». Così mentre sfilano i bear con le loro pance all'aria e passano i Just married su una splendida quattro cavalli rosso fuoco, o infermiere e medici a bordo di un '«ay hospital» per «mettere l'omofobia in corsia» e cartelli «Né stato né dio sul corpo mio», o «Chiudere il Vaticano, guantanamo mentale», Enrico ecuadoriano a Genova da dieci anni se li guarda soddisfatto e partecipe con accanto i suoi tre bambini e la moglie. Dall'altra parte della strada un marocchino che lavora nei traslochi sta con una figlia in braccio e la moglie velata accanto: «Queste cose non si possono fare in pubblico. Poi a casa ognuno può fare quello che vuole». «L'amor tra uguali non è così diverso», insiste un corteo.
Sul carro della Comunità di San Benedetto al Porto c'è aria di festa. Manuela si augura che «non ci sia più una finta moralità che nasconde prostitute e trans», e Don Gallo lancia messaggi d'amore e critica la sua chiesa silente. Davanti alla sua casa c'è l'installazione di un artista con tanto di cristo munito di croce e un «siamo tutti figli dello stesso dio». Emilio, un genovese pensionato, sta vicino alla stazione di Principe e commenta che ha accompagnato la moglie ma gli omosessuali non devono avere figli. Poco più in là s'incrociano altre storie: il segretario provinciale di Rifondazione comunista Paolo Scarabelli racconta di sua figlia morta a 28 anni che ha scoperto di essere lesbica a 22: «Sono qui anche per lei. La gente deve capire che sono cittadini e hanno dei diritti e poi lesbiche non si nasce, si diventa». Si parla di quanto le donne facciano fatica a uscire, a rivelarsi. Sono i discorsi che fa anche una ragazza di Roma, Laura: «Sono stata con una donna di 30 anni che aveva un lavoro normale e non potevamo baciarci o abbracciarci vicino al suo posto di lavoro: non è vero che c'è comprensione». A piazza dell'Annunciata tutto è bloccato: una trans di Pisa si è sentita male e il 118 l'ha soccorsa e rianimata. Pianti e lacrime e tanti applausi dalla folla quando in barella è salita sull'ambulanza. Poco dopo Haidi Giuliani si gode la festa: «Che allegria, che voglia di mostrare i corpi, non è mercimonio. È bellissimo. E poi finalmente una manifestazione senza forze di polizia». La testa del corteo arriva al palco di piazza De Ferrari alle venti e c'è ancora tanta strada da fare per gli altri.
dal manifesto