Catania - Raffaele Stancanelli ed Enzo Bianco: entrambi sono senatori, il primo sindaco di centrodestra, il secondo leader storico del centrosinistra che dovrebbe stare all’opposizione, all’unisono hanno detto alla stampa che il problema dissesto è stato superato con successo e che la Corte dei Conti nell’ultima delibera 45/09 del 5 maggio, avvalorerebbe questa tesi. Eppure, a guardare bene le carte, si scopre l’esatto contrario, cioè che Catania è in dissesto e che per coprire i debiti del 2003 e 2004 non potevano essere utilizzati i 140 milioni dei fondi Fas.
LA CORTE, SECONDO STANCANELLI
Davanti alle telecamere che registrano, per arrivare alla conclusione del salvataggio dal dissesto, il sindaco di Catania legge alcuni stralci della delibera n.45/09 della Corte dei Conti, sono quelli di pagina 4: “Il collegio – legge Stancanelli - nel prendere atto dell’operato dell’amministrazione, osserva che dall’esame della delibera 111 del 18 dicembre 2008, con cui il Cipe ha modificato la precedente deliberazione n.92 del 30 settembre 2008, l’impiego dell’importo stanziato è quello previsto dall’art. 5 comma 3, del decreto legge 7 ottobre 2008 n.154 convertito con modificazione nella legge 4 dicembre 2008 n.189 A ciò si aggiunga che la delibera n.295 del 2 dicembre 2008, con cui la Giunta regionale ha concesso l’anticipazione a fronte dell’erogazione prevista dal decreto legge citato, è estremamente chiaro nel consentire l’utilizzo dell’anticipazione “per far fronte a spesa corrente, ancorchè derivante da disavanzi pregressi”. «Questo cosa vuol dire? - afferma subito dopo il sindaco Stancanelli in conferenza stampa - Che la Corte non dice che possiamo coprire i disavanzi del 2003 e 2004 ma che abbiamo fatto bene a coprirli, motivo per cui il dissesto è giuridicamente superato».
La legge che cita Stancanelli (L 4 dicembre 2008 n.189) disciplina in maniera categorica le modalità di spesa dei famosi 140 milioni di euro ed è stata emessa in seguito a ben due delibere del Cipe (n. 92 e n.118 del 2008), che consentono di impiegare fondi destinati alle aree sottoutilizzate (Fondi Fas) per “ripianare disavanzi anche di spesa corrente”. Il problema è capire quale sia il confine di questa norma, cioè quali disavanzi possano essere coperti con questi soldi. La risposta, che risiede nelle norme vigenti in Italia, la fornisce sempre la Corte dei Conti a pagina 3 all’interno di un passaggio che il sindaco Stancanelli non legge davanti alle telecamere.
IL PASSAGGIO CRUCIALE
“Il Comune - scrive la Corte - con delibera n.133 del 26 novembre 2008 ha provveduto a destinare il finanziamento Cipe di 140 milioni di euro alla copertura dei disavanzi di amministrazione dell’Ente. Inoltre, preso atto dell’impossibilità di procedere all’alienazione degli immobili comunali alla società “Sviluppo e Patrimonio”, con determina dirigenziale del 30 dicembre 2008, sono stati cancellati i residui attivi connessi alla citata operazione, per € 133.467.350,00 ed è stata contestualmente accertata l’entrata di 140 milioni a ripianamento dei disavanzi dell’ente. Tali operazioni non sono conformi all’orientamento espresso da questa sezione con la deliberazione n.100/2008 citata in premessa “.
I residui attivi connessi all’operazione Sviluppo e Patrimonio sono i 133 milioni di euro mai arrivati con cui formalmente nel 2006 e 2007 sono stati coperti i disavanzi del 2003 e del 2004 in modo da evitare il dissesto ed assecondare fingendo –per i protagonisti di quest’operazione la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio e falso - il Testo unico enti locali (Tuel art. 193 - 194) secondo cui un disavanzo deve essere ricoperto entro i due esercizi successivi al riconoscimento (entro tre anni dal momento in cui sorge), pena lo stato di dissesto. In barba a questo termine massimo di tre anni, leggendo la ricostruzione della Corte dei Conti di cui sopra, si scopre che i disavanzi del 2003 e 2004 già coperti con finte entrate nel 2006 e 2007 sono stati ricoperti “il 30 dicembre 2008” sostituendo le poste nel bilancio, cioè rispettivamente cinque e quattro anni dopo la loro nascita, utilizzando i 140 milioni dei fondi Fas, ovvero attraverso operazioni “non conformi all’orientamento espresso da questa Sezione con la deliberazione n.100/2008”.
In quella delibera la Corte richiamava la legge che disciplina l’impiego dei fondi Fas (L. 6 agosto 2008 n.133) che a sua volta si trova alla base della legge 4 dicembre 2008 n. 189 con cui viene disposto l’utilizzo dei 140 milioni di euro destinati a Catania, ma che non consente – secondo la Corte - una deroga “alle prescrizioni che stabiliscono un termine massimo per il ripiano dei disavanzi di amministrazione e dei debiti di cui all’art. 194 del Tuel, si vedano i commi 2,3 e 4 dell’art.193 citato”.
Il termine massimo indicato dal Tuel per il ripiano dei disavanzi è sempre quello di tre anni entro cui deve trovarsi la copertura, pena la dichiarazione dello stato di dissesto. Nella delibera n. 100/08 la Corte blinda il suo ragionamento attenendosi all’art. 1 del Tuel, che non è carta straccia, ma testo normativo, secondo cui ogni deroga alle norme dello stesso Tuel deve essere esplicitamente prevista dalla legge. In pratica, se una legge volesse consentire la copertura di un disavanzo sorto cinque anni prima dovrebbe esplicitamente modificare la previsione normativa del Tuel di tre anni.
Quest’esplicita previsione di legge derogatoria del Tuel non è contenuta nelle due delibere del Cipe ma neanche nelle leggi 6 agosto n.133, né nella L 4 dicembre 2008 n.189 che costituiscono il percorso normativo che ha portato all’assegnazione dei 140 milioni di euro in favore del Comune di Catania: si parla solo di “ripianare disavanzi anche di spesa corrente”, nessuna traccia invece della modifica esplicita del Tuel.
Per questo motivo il Comune di Catania si trova - stando alle leggi vigenti in Italia - in dissesto, anche se nessuno lo dichiara, visto che sono stati coperti i disavanzi del 2003 e del 2004 il 30 dicembre 2008 (5 e 4 anni dopo) utilizzando fondi Fas che non potevano essere utilizzati in contrasto con il dettato del Tuel e con le leggi che hanno disposto il pagamento. Il discorso vale, anche se chi amministra sembra fare orecchie da mercante.
REVIVAL 05/09 QUOTIDIANO DI SICILIA
I SEGRETI DELLA LISTA INVENTATA....
Catania. E’ sbagliato anche il totale complessivo degli interventi da finanziare con i fondi per le aree sottoutilizzate (FAS). Si parla di €222.555.000 ed invece si tratta €246.555.000 Sarebbe bastato un pallottoliere, una calcolatrice cinese comprata presso un ambulante abusivo sotto al palazzo municipale, anche un cellulare di terza mano per sommare i totali parziali delle due pagine del “Piano di interventi infrastrutturali prioritari e strategici da avviare con la massima urgenza e da realizzare nel più breve tempo possibile, tutti con caratteristiche di esecutività avanzata e/o inserite nel piano triennale delle opere pubbliche”. Parole del sindaco Raffaele Stancanelli (Prot n. 8144/U del 26 settembre 2008), è solo l’inizio della famosa richiesta al Cipe partita da Catania, quella che ha portato all’assegnazione dei famosi 140 milioni di euro. Stancanelli racconta che nella città si registra “un gap infrastrutturale nei confronti delle regioni italiane ed europee a maggior tasso di sviluppo”. Di qui l’idea di richiedere i finanziamenti al Cipe, i particolari il primo cittadino li ha svelati nel novembre 2008 durante l’assemblea di Cittainsieme: “Io ho messo insieme tutto quello che poteva essere cantierabile sapendo, lo confesso, che prima si sarebbe fatta la delibera per finanziare le opere e il giorno dopo una manina avrebbe destinato questi fondi alla copertura dei buchi di bilancio”.
10 GIUGNO 2008 Il Commissario straordinario Vincenzo Emanuele con la delibera n.611 adotta il programma triennale delle opere pubbliche 2008 – 2010, è il frutto di un lavoro certosino, visto che era necessario aggiornare il precedente Piano triennale 2007-2009 approvato dal consiglio comunale con delibera n.62 del 7/09/2007. “Con nota n. 80925 del 18 aprile 2008 –si legge nella relazione- e con la successiva n. 87257 del 29 aprile 2008 (sollecito) è stato chiesto ai Direttori, Dirigenti, RUP ecc. di comunicare le eventuali variazioni da apportare alla bozza di Programma triennale pubblicato sul sito INTRANET del Comune di Catania”. Poi c’è un’ulteriore nota del Ragioniere generale, (75224 dell’11 aprile 2008) con la quale si comunica “la capacità di indebitamento dell’ente”. Ne esce fuori il documento che attesta in maniera ufficiale lo stato dell’arte delle opere pubbliche nella città di Catania sulla base dell’operato dell’intera macchina amministrativa, decine e decine di tecnici, ma soprattutto in evidenza c’è il relativo costo aggiornato.
MAGGIORAZIONI. In barba al Piano approvato nel giugno 2008 da Vincenzo Emanuele la richiesta di finanziamento al Cipe firmata due mesi dopo da Raffaele Stancanelli contiene due colonne di prezzi che grazie anche a opere non inserite nello stesso Piano fanno lievitare i soldi richiesti per oltre 87milioni di euro. Il meccanismo è semplice, la prima colonna contiene nella maggior parte dei casi l’importo corrispondente al Piano 2008, la seconda aggiorna lo stesso importo addirittura all’anno precedente: il 2007! Tutto avviene senza il bisogno del pallottoliere, a mano libera, moltiplicando gli importi ufficiali per 1.2 e quando l’opera non rientra nelle programmazioni del Piano 2008, si moltiplica tutto per 1.5
Sembra proprio che per diventare consulenti del sindaco di Catania -perché è chiaro che il sindaco non poteva saperne nulla di numeri e taroccamenti vari anche se ha firmato tutto- non ci vogliano lauree né master specialistici. E qui si tratta di chiedere più soldi pubblici, decine di milioni di euro. Moltiplicando per 1.2 si capisce come il costo del Completamento strada veicolare Nord Ovest Etna passa da €5.500.000 (importo Piano 2008) a €6.600.000 (aggiornamento al 2007); l’Ampliamento della via Currolo salta da €2.000.000 a €2.400.000, il Completamento della via Kolbe da €1600.000 a €1.920.000 (anche se secondo il Piano 2008 dovrebbe costare €1.000.000); il Completamento opere fognarie legge n. 99/88 (1° GOF) aggiornato al 2007 costa €4.763.282 in più del 2008, visto che si passa da €23.536.718 a €28.300.000 sempre moltiplicando per 1.2 e arrotondando per eccesso; il Completamento opere fognarie 2° GOF nel piano 2008 costa €6.456.000 moltiplicando per 1.2 il sindaco ne chiede €1.294.000 in più: €7.750.000
Ed ancora, gli edifici scolastici, mentre l’Andrea Doria è sotto sfratto perché mancano 140mila euro, per il completamento della scuola del viale Grimaldi, già finanziata –secondo il Piano 2008- con un mutuo nel 2004, si chiedono €3.000.000 come risultato della moltiplicazione per 1.2 dell’importo ufficiale: €2.500.000
Stessa cosa per gli altri edifici scolastici: via Castagnola 10 passa da €4.500.000 a €5.400.000; la materna Bummacaro da €3.000.000 a €3.600.000; la media di Viale Moncada 7 da €4.000.000 a €4.800.000
E poi le opere non presenti nel Piano 2008, i cui importi per passare dalla prima alla seconda colonna vengono moltiplicati per 1.5, in barba alla professionalità di progettisti e Rup chiunque può farlo anche a casa arrotondando le ultime tre cifre: l’Asse di raccordo tra la A18 e la via Leucatia vola da €23.240.560 a €34.860.000; la Rete viaria a nord v.le Rapisardi salta da €8.521.500 a €12.782.000; il Collegamento via S.Giacomo – vle Tirreno decolla da €19.108.900 a €28.663.000
La sorpresa nel nuovo Piano triennale.
E’ stato approvato il 09/03/09, subito dopo l’intervista fatta da Report a Raffaele Stancanelli a pochi giorni dalla messa in onda del servizio I VICERE’. Ha tutte le caratteristiche di una sanatoria di fatto della richiesta di soldi inviata al Cipe pochi mesi prima. Importi maggiorati e opere che prima non c’erano adesso ci sono, manca solo la firma dei consiglieri comunali che dovrebbero approvarlo entro 60 giorni. Basta andare sul portale del sito del comune di Catania per scaricare e leggere del nuovo Piano triennale con le scuole moltiplicate per 1.2 e le strade moltiplicate per 1.5, ma anche grande spazio alla soluzione degli allagamenti del Villaggio Goretti. Nei giorni scorsi Stancanelli ha detto di aver risolto il problema restaurando un allacciante del Forcile con €105.000; al Cipe aveva richiesto €24.000.000 (€20.000.000 x 1.2) per la “Sistemazione e copertura del Forcile”, contemporaneamente il Piano del Giugno 2008 con soli €13.000.000 prevedeva la realizzazione del Piano generale dei corsi d’acqua nella zona sud di Catania – sistemazione idraulica allacciante Forcile e dei suoi affluenti Nitta – Librino – Bummacaro 1° e 2° stralcio. Adesso nel nuovo piano che dovrebbe essere ratificato dal consiglio comunale nei prossimi giorni, la stessa opera costa €24.000.000
Ad approvare tutto ciò saranno i consiglieri della maggioranza che l’altro ieri applaudiva con passione dopo il discorso del sindaco Raffaele Stancanelli.