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TRAVAGLIO INTERIORE
Cuffaro ottiene la fiducia, Miccichè cede


di Geraldina Colotti


Si moltiplicano a Palermo i manifesti e le scritte sui muri, insieme alle iniziative di protesta che culmineranno domani in una grande manifestazione regionale. Lo slogan è solo uno: Cuffaro dimettiti!, ed è lo stesso invito che i deputati siciliani del centrosinistra siciliano avevano formalizzato nella mozione di sfiducia contro il governatore condannato a 5 anni per favoreggiamento.

La discussione è andata in scena per l'intera giornata di ieri all'assemblea regionale, in paradossale concomitanza con la seduta del Senato che avrebbe deciso il destino di Prodi. Due appuntamenti legati a doppio filo, dal momento che al governo è delegata la decisione sulla sospensione dalla carica di Totò Cuffaro, che certo temeva più i colpi di scena a Palazzo Madama che quelli a Sala d'Ercole.

Il voto di Palermo, giunto poco prima delle 19, ha confermato coi numeri al presidente Udc condannato che la sua maggioranza è granitica: su 90 deputati hanno votato in 86, e 53 hanno detto no alla sfiducia. Lui non aveva dubbi, «coi tempi che corrono, potrebbe accadere che anche qualcuno dell'opposizione finisca per non votare la mozione», aveva dichiarato alla vigilia; evocando un altro paradossale parallelismo con Roma, nel collegare l'esito del voto all'auspicabile volontà degli onorevoli eletti di non mollare gli scranni, non prima almeno che maturino i vitalizi dopo i 2 anni e mezzo di attività parlamentare.

«La mozione di sfiducia dell'opposizione si è trasformata in un grande voto di fiducia ed apprezzamento a Cuffaro...», ha sottolineato a voto concluso il deputato Udc Antonello Antinoro. E la seduta si è trasformata in un'altra occasione, per il governatore, di attacco ai «nemici»: ieri nel mirino il pm Antonio Ingroia, «che ha cenato con Michele Aiello (il manager della sanità condannato con lui a 14 anni, per mafia, ndr) la sera prima che fosse arrestato», (ma il magistrato ha già fatto sapere di averlo querelato) e il giornalista Santoro.

La maggioranza salva Cuffaro, dunque, e pure Gianfranco Miccichè deve ubbidire al suo capo Berlusconi e votare no alla sfiducia, ribadendo subito dopo che «comunque al suo posto mi dimetterei». Cuffaro a sorpresa ieri ha voluto offrire anche il suo «travaglio interiore» ai siciliani, assicurando che «dopo aver ascoltato i vari interventi in aula, rifletterò sul da fare». Chissà quanto pesava su questa inedita voglia di riflessione l'ipotesi di sospensione dalla carica da parte di un consiglio dei ministri, che ieri pomeriggio era sull'orlo del baratro ma non ancora spacciato.

«Sembra di essere nella casa del Grande Fratello: la maggior parte dei deputati del centrodestra non si rende conto di ciò che succede fuori...», lamentava in aula il deputato del Pd Giuseppe Zappulla. Fuori, per tutta la durata della seduta, hanno stazionato con tenda e striscioni i manifestanti anti-Cuffaro. Dal giorno della sentenza si radunano in sit in ogni pomeriggio sotto la sede del governo regionale, hanno anche iniziato uno sciopero della fame «a staffetta» e ad oltranza, «in attesa che Cuffaro faccia il suo dovere, dimettersi», dice il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli che col gruppo consiliare Altra Palermo, i ragazzi di Addio Pizzo, i comboniani, il comitato degli sfrattati, i sindacati di base e il centro sociale Laboratorio Zeta ha dato avvio a una protesta che sta crescendo di giorno in giorno e domani culminerà in un grande corteo regionale (partenza alle 16 da piazza Politeama) a cui hanno aderito tutti i partiti della sinistra siciliana, ma potrebbero partecipare anche i giovani di An.

«La vicenda Cuffaro non si può esaurire nell'ambito del dibattito parlamentare, occorre che la manifestazione di sabato sia enorme, colorata e partecipata e che faccia sentire al presidente della Regione la pressione dell'opinione pubblica siciliana», affermano i segretari dei partiti della Sinistra-Arcobaleno. Oggi a Palermo ci sarà anche il segretario di Rifondazione Franco Giordano, per una iniziativa pubblica con Rita Borsellino. «Il voto dell'Ars certifica il disastro etico e morale, prima che sociale ed economico, della Sicilia», dice il deputato della Sinistra Francesco Cantafia: «Per fermarlo occorre urlare sempre più forte: Cuffaro, dimettiti!»


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