Il raddoppio dell`Iva sugli abbonamenti alla pay tv (cioè di Sky) e il congelamento del canone Rai senza neppure il recupero dell` inflazione, come tutte le leggi fiscali, possono essere giusti o sbagliati. In tempi di crisi e di tagli, potrebbe persino essere giusti. Purtroppo a deciderli è il proprietario di Mediaset, cioè il concorrente di Sky e Rai.
Dunque potrebbe deciderli solo dopo aver venduto Mediaset o aver aggravato le tasse anche su Mediaset, che invece gode di privilegi inauditi: controlla una rete in più del lecito (Rete4, abusiva per la Corte costituzionale e la Corte di giustizia di Lussemburgo), ha beneficiato di condoni fiscali varati dal governo Berlusconi-2, paga le frequenze un`inezia e nel`94 ha potuto defiscalizzare gli utili reinvestiti grazie all`apposita legge Tremanti. Invece Al Tappone si tiene ben stretta Mediaset, unico editore tv al riparo dai sacrifici del pacchetto-crisi, affamando i concorrenti.
L`operazione è stata concordata nei minimi particolari con i vertici Mediaset, come dimostra il gioco di squadra con Fedele Confalonieri. Il quale il 28 novembre, prim`ancora che fossero noti i dettagli della norma strozza-Murdoch,ha diramato un drammatico comunicato targato Mediaset: «Apprendiamo con disappunto l`inserimento all`interno del decreto anticrisi approvato oggi dal governo di una norma che inasprisce l`Iva sulle attività di televisione a pagamento.
In attesa di leggere nel dettaglio il provvedimento (sic!, ndr), esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione per il futuro di un`attività che Mediaset ha lanciato di recente e che in questo modo verrebbe fortemente penalizzata».
Come diceva Montanelli, Berlusconi e i suoi cari sono maestri nell`arte del "chiagni e fotti": così son riusciti a fabbricare un finto pianto greco per una norma che toglie 1 agli utili Mediaset e 100 agli utili Sky.
Evocare il conflitto d`interessi, come fanno le opposizioni che non hanno mai mosso un dito per risolverlo, è riduttivo e anche un po` comico.
Siamo di fronte a qualcosa di mostruoso per una democrazia liberale, che solo l`assuefazione al peggio impedisce di notare in tutta la sua mostruosità: un impresario impossessatosi dello Stato usa le istituzioni (e addirittura la crisi finanziaria) per spezzare le reni alle imprese rivali.
Ogni giorno lui e i suoi giannizzeri attaccano e invitano a boicottare i programmi della Rai (ultimamente perfino Crozza Italia, La7), minacciando nuove sanzioni ed epurazioni, anche in collaborazione con l`apposita Agcom.
Tra qualche giorno il Consiglio di Stato si pronuncerà sui diritti violati di Europa7, la tv soffocata nella culla che da 9 anni attende le frequenze occupate da Rete4: il governo Mediaset ha già annunciato che le frequenze gliele girerà la Rai, che ha tutte le concessioni in regola, anziché Mediaset, che per Rete4 la concessione l`ha perduta nel 1999 ma continua a trasmettere in proroga grazie a un decreto e a una legge del Berlusconi2.
Dopodiché il padrone di Mediaset, che s`è appena fabbricato un presidente della Vigilanza a suo uso e consumo acquistando a prezzi di realizzo una quinta colonna gentilmente eletta dal Pd (il celebre Villari), occuperà militarmente la Rai cambiando i direttori di rete e di tg.
Limitarsi alla solita, sterile geremiade sul conflitto d`interessi fa ridere. Di fronte all`ennesimo colpo di mano, anzi di regime, un`opposizione seria diserterebbe, con dimissioni di massa, la cosiddetta Vigilanza, lasciando soli Villari e i suoi mandanti a cantarsela e suonarsela.
Rifiutando di partecipare a qualunque spartizione. E denunciando in piazza l`ultima vergogna. Tutto il resto è chiacchiera.
da l'Unità