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3 luglio 2009
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CORRISPONDENZA
DI MAFIOSI SENSI

Blitz a Gela con dodici arresti


Alessandra Ziniti



LŽimprenditore edile che faceva da cerniera tra i capi della mafia di Gela, la politica e l'economia forniva calcestruzzo per alcuni dei più importanti appalti pubblici nellŽIsola: a cominciare dal megaparcheggio ormai in via di ultimazione davanti al palazzo di giustizia di Palermo. Con la ditta romana "Safab", aggiudicataria dellŽappalto, Sandro Missuto, 31 anni, aveva uno speciale "connubio affaristico". Così hanno scritto i magistrati della Dda di Caltanissetta, guidati dal procuratore Sergio Lari e dallŽaggiunto Domenico Gozzo, nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale hanno chiesto e ottenuto lŽarresto dell'imprenditore ritenuto in stretti rapporti con il capomafia di Gela Daniele Emmanuello, ucciso dalla polizia durante un tentativo di fuga nelle concitate fasi della sua cattura. Il nome di Sandro Missuto era scritto su uno dei "pizzini" che il latitante aveva ingoiato nella fuga e che è stato poi recuperato dai medici legali nel corso dellŽautopsia sul cadavere di Emmanuello. Da quei pizzini è scaturita lŽindagine che ieri ha portato allŽemissione di 12 ordini di custodia cautelare, 11 dei quali notificati in carcere a membri del clan Emmanuello già detenuti.

UnŽindagine che apre uno squarcio sui rapporti tra cosche, imprese e politica e che riaccende i riflettori su unŽazienda, la Safab appunto che era già entrata nellŽinchiesta sulla strage di via DŽAmelio per un ufficio sito proprio nella strada in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino. Ieri gli uffici palermitani dellŽazienda romana, che nel giro di qualche settimana dovrebbe consegnare il parcheggio multipiano realizzato davanti al tribunale di Palermo e la cui quota di posti auto privati sono già stati tutti venduti da tempo a prezzi consistenti, sono stati perquisiti dagli investigatori della polizia a caccia di ulteriori riscontri del legame tra lŽazienda, che a Palermo si è aggiudicata anche le gara per la costruzione del termovalorizzatore di Bellolampo, e lŽimprenditore gelese Missuto, le cui due imprese di calcestruzzi, la Igm e la Icam sono state poste sotto sequestro. Ma la Safab era interessata anche alla realizzazione della rete irrigua di Cavazzini a Catania e dellŽinvaso Desueri di Gela nonché nel rifacimento di numerose reti irrigue. Secondo i magistrati gelesi, Missuto curava la "messa a posto" della Safab con le famiglie di Cosa nostra dei territori in cui lŽazienda romana si aggiudicava lavori che poi subappaltava quasi in esclusiva alle ditte gelesi.

LŽinchiesta ha portato alla luce una impressione sequenza di estorsioni a tappeto a imprese e commercianti gelesi, lŽimposizione di assunzioni, fino al controllo diretto, in alcuni casi, delle aziende. Ad assumere un ruolo di spicco nella gestione del clan lŽanziana madre del boss Daniele Emmanuello, Calogera Pia Messina, di 81 anni, la " Zì Calina", indagata per associazione mafiosa. A lei venivano periodicamente consegnati gli incassi illeciti della "famiglia", a lei si rivolgevano le vittime del racket e persino uomini politici. In una intercettazione telefonica, un consigliere comunale di Gela le chiede di intervenire con tutta la sua autorevolezza perché il proprio fratello, imprenditore, in regola coi pagamenti al racket, era stato picchiato e aveva subito unŽestorsione da un mafioso, Angelo Bassora, la cui moglie (sua dipendente) era stata da lui licenziata per assenteismo. Un altro politico, un professionista ex consigliere provinciale, viene intercettato mentre si rivolge a Carmelo Billizzi, "reggente" a Gela della cosca, durante la latitanza di Daniele Emmanuelo. Chiede di concedere una rateazione del "pizzo" al proprio cognato, un commerciante di complementi dŽarredo, che versa in difficili condizioni economiche.

da la Repubblica

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